Approccio alla fotografia di avifauna

In questo articolo vorrei parlare di come mi sono avvicinato alla fotografia di avifauna. Partirei dicendo che guardare certe foto di uccelli ha stimolato dentro di me una grande libertà interiore, in seguito è nata la curiosità riguardo il come possono essere realizzate, l’unione di questi due elementi ha fatto scoccare la scintilla che poi si è trasformata in passione. Inoltre, ho deciso di scrivere questa guida breve e semplice per rispondere a delle domande ricevute che sembrano aver bisogno di risposte complicate.

Lo studio, per quanto mi riguarda, è durato circa un anno, ovvero prima di scattare la mia prima fotografia ad un uccello con la reflex è passato un anno, durante questo periodo ho cominciato la fase di studio che si è sviluppata su più fronti:

  1. Quando e Come;
  2. Tecnica fotografica;
  3. Attrezzatura per l’appostamento;
  4. Primo approccio e dove andare;
  5. Ricerca dei posti dove trovare i soggetti;
  6. PDR – punto di ripresa, prospettiva, composizione.

1) Quando e Come

Ho scelto di scrivere questo paragrafo perché lo reputo fondamentale per questo tipo di fotografia. Quando si sceglie di avvicinarsi a questo genere si decide di avventurarsi in un mondo che non è più quello umano, ma è necessario vedere come un uccello vede il suo mondo. Siamo abituati a vedere le anatre in un parco che durante il giorno si muovono, mangiano, dormono, ma questo non è il mondo in cui vivono gli uccelli, questi ultimi, a prescindere dalla specie, hanno un ciclo vitale e nel nostro avvicinarsi a loro dobbiamo prima di tutto rispettarli e poi comprendere come ritrarli senza recar loro disturbo. Questo genere fotografico, come molti altri, ha per forza di cose due orari che sono i migliori, direi obbligatori, l’Alba e il Tramonto. Cosa significa Alba: significa aver raggiunto ed essersi appostati un’ora prima del sorgere del sole. Il Tramonto significa raggiungere quattro ore prima del calare ed essersi appostati nel punto riteniamo migliore per scattare fotografie. Come potete ben capire non parlo di quella che viene chiamata comunemente caccia fotografica, che significa andare in giro sperando di fotografare un qualsiasi soggetto che ci capiti a tiro. Qui si parla di andare prima in perlustrazione, più volte, in posti dove è conosciuta la presenza di avifauna e posizionarsi in modo da disturbare il meno possibile e sperando di ottenere qualche scatto, possiamo perciò decidere come metterci e dove metterci.

L’appostamento è forse la parte che mi ha sempre più intrigato: il posizionarsi in un punto, cercando di essere il meno visibile per non essere considerato un pericolo, cosicché anche se gli animali mi scorgono, non fuggendo via è come se mi accettassero. Arrivare a fotografare limicoli a pochi metri è un’emozione da provare, per comprendere cosa significa sentirsi parte della natura e non un pericolo per il resto delle forme di vita. Più avanti parleremo di appostamento.

L’Orientamento della nostra postazione deve tener conto della posizione da cui proviene la luce. Ci sono molte APP, personalmente uso Sun locator lite che permette di conoscere da dove sorge e tramonta il sole in funzione di una posizione, vederlo sulla mappa e gli orari. Avere il sole alle spalle è la migliore condizione per fare buoni scatti.

Un ultimo suggerimento, andare in natura con questo intento, cioè osservare e ritrarre uccelli, impone di essere molto attenti. Per questo motivo bisogna limitare al massimo le comunicazioni verbali, infatti andare in un luogo naturale e parlare ad alta voce è una cosa da non fare mai, se si ha come finalità avvicinare avifauna e tanto più volerla fotografare.

2) Tecnica fotografica

Lasciando da parte le basi della fotografia in quanto penso che chi si avvicini a questo genere ha già come bagaglio personale, è fondamentale comprendere l’uso di super teleobbiettivi, la gestione dell’AF, il motivo di tutto questo è perché i soggetti sono molto imprevedibili. L’uso di un teleobbiettivo è molto facilitato se viene usato su supporto che sia treppiede/monopiede, beanbag o appoggio occasionale, quest’ultimo non lo uso molto perché cerco sempre di organizzare la mia uscita comprendendo l’uso di un appoggio molto sicuro. Una delle impostazioni fondamentali nell’uso di teleobbiettivi è il tempo di scatto che deve essere scelto in modo da avere il sicuro congelamento della scena, una regola di base è usare un tempo più rapido di 1/(la lunghezza della lente), per un 400mm un tempo di almeno 1/400sec, nel caso le condizioni di luce determino un aumento del tempo di scatto si può salire sopra questo tempo (conosciuto come tempo di sicurezza), ma sarebbe bene avere un teleobbiettivo con lo stabilizzatore. La seconda impostazione che possiamo variare su un teleobbiettivo è il diaframma, prima di parlare di questo è giusto chiarire che viste le distanze in gioco avere un diaframma chiuso aumenta la profondità di campo e di conseguenza la parte a fuoco del soggetto, questo non significa che dobbiamo chiudere sempre il nostro diaframma, ma che, se vogliamo una foto con gran parte del soggetto a fuoco, dobbiamo considerare che è necessario chiudere il diaframma. Concluderei sul teleobbiettivo con una considerazione, se vi approcciate a questa fotografia il mio suggerimento è scegliere una lente zoom che vi permette un più facile trasporto, è più facile da gestire, ed è sicuramente la scelta più economica, nel caso non vi piacesse questo genere di fotografia si può tranquillamente rivendere. La macchina fotografica, il mio primo consiglio usate quella che avete, se dovete prendere una macchina fotografica vi consiglio una macchina APS-C, cioè una macchina che ha un sensore con un fattore di crop già dovuto al suo sensore, non sono importanti le marche è importante che sia votata alla fotografia di velocità, guardate sul sito del produttore e scegliete quella che viene dichiarata idonea per la fotografia sportiva, questa vi garantirà un AF veloce, capace di gestire questo genere fotografico. Abbiamo parlato delle impostazioni che sono importanti nella lente, direi che per la macchina rimane come gestire l’ISO, taglio subito la testa al toro dicendo mettetelo su AUTO ISO. È fondamentale che la fotografia sia correttamente esposta, così da avere sia i bianchi, che i neri sempre leggibili. Come ottenere questa cosa, imparate ad usare l’esposimetro, questo vi permette di scegliere di quanto sotto esporre una foto per non avere bianchi bruciati. Cercherò con parole semplici di chiarire questa cosa, nella fotografia di Avifauna a parte soggetti che non hanno il bianco nel piumaggio per far si che i dettagli del piumaggio siano sempre leggibili è necessario essere sicuri che la nostra esposizione sia bilanciata proprio sulla parte più bianca del soggetto, questo fa sì che noi dobbiamo impostare un esposimetro che legga in modo da avere queste zone sempre correttamente esposte, perciò avendo Auto ISO, impostate tra i vari esposimetri che vi mette a disposizione la macchina fotografica quello che misura la parte centrale dell’inquadratura (non quella SPOT) e impostate la sotto esposizione di 1/3 di stop o 2/3 di stop in funzione dell’intensità della luce, nella prefazione vi ho specificato quando fotografare, se andiamo al tramonto più la luce si abbassa meno saranno le possibilità di bruciare i bianchi, minore sarà la sotto esposizione da dover impostare. Facciamo un esempio:

RAW Fotografia scattata quasi in controluce, esposizione sul bianco dove colpisce la luce.

RAW aperto in Adobe CameraRaw e Sviluppato (normalizzato)

Alzare l’esposizione in ACR e controllare che i bianchi non si brucino, l’istogramma ci aiuta sempre in queste operazioni.

Eseguito editing in Photoshop

Molti puristi reputano lo sviluppo e la postproduzione delle fotografie una cosa che snatura la fotografia, per quanto mi riguarda in fotografia c’è sempre stato una parte di studio, preparazione, scatto, sviluppo e ritocco, il digitale lo ha reso soltanto più potente. Se siete interessati ho inserito vari contenuti su questo tema nel blog li potete trovare a questo link.

Aggiungo una nota, in giro sentirete di sotto esporre o sovraesporre (di ETTR) o alzare ancora di più per poi recuperare, o abbassare l’esposizione per poi recuperare, come ho detto prima, per me conta esporre sulle aree critiche, i bianchi prima di tutto, bruciare significa perdere i dati in quella zona, sia che sia nel bianco che nel nero. Oggi ho visto un video con una foto che aveva questo istogramma:

Una fotografia completamente sovra esposta migliaia di ISO, poi cosa si è fatto, in ACR abbassato l’esposizione di 1.9, equivale a scattare due stop in meno, tutto questo perché si sostiene che in una foto fotografia sovraesposta, il rumore è più gestibile nelle aree chiare che in quelle scure, si è tutto vero, ma quante di queste foto sono veramente valide? Quanto è facile sbagliare e bruciare i bianchi? Molto spesso si leggono di soluzioni o tecniche che risolvono magicamente certi problemi, ma poi si vede in chi le esplicita ha una certa come dire, reticenza a mostrare file ad alta risoluzione, dando la colpa alla difficoltà dei social di condividere certi file, o alla compressione che applicano, al giorno d’oggi condividere un file su un server è la cosa più semplice del mondo, perciò non fatevi prendere in giro. Non c’è nessuna tecnica speciale, c’è la conoscenza di come riprendere una determinata situazione e avere cosi un buon file da postprodurre. Aumentare o diminuire l’ISO è come usare un Gain, cioè amplificare un segnale, sia che lo facciamo in macchina che in un software. Un esempio di condizione critica ve la mostro qui sotto.

Moriglione – scatto prima del sorgere del sole – click qui per vedere Il raw nella risoluzione originale 8kqui il RAW

Questa è una fotografia è stata fatta nel modo che penso sia quello che dà i migliori risultati.

La distanza è considerevole 27,6 metri, il rischio di mosso altissimo, ma con una raffica di 5 foto, una decente dovrebbe uscire, queste sono condizioni estreme di ripresa l’ottica è da 1000mm è poggiata al beanbag, cerchiamo di mantenere al massimo l’ottica ferma, l’IS è attivato. Il diaframma è alla massima apertura, F8, il tempo al minimo possibile per avere una luminosità accettabile della ripresa 1/50 di secondo, in auto ISO la macchina si ferma a 3200. Arrivato a casa delle 5 una buona, quella che vi mostro, viene aperta in Adobe Camera Raw e sviluppata cosi da prepararla per Photoshop, qui sotto il risultato.

 Moriglione – sviluppata in Adobe Camera Rawclick per risoluzione 8k

A questo punto l’elaborazione in Photoshop da questo risultato, lascio a voi le considerazioni.

Moriglione – sviluppata in Photoshop – click nella risoluzione 4k

 

Per l’Auto Focus, la principale impostazione è mettere in Servo che significa l’inseguimento continuo del soggetto, poi ci sono particolarità di ogni sistema che migliorano le prestazioni, inseguimento, track, lasciate come valori quelli che la casa vi suggerisce, piano piano con l’esperienza vedrete quale modificare in quale situazione. Potrei aggiungere altre cose ma dipenderebbero molto dal tipo di macchina che si usa, per quanto mi riguarda ho fatto un articolo sulla configurazione della mia macchina e lo potete leggere a questo link.

Perché sono cosi stringato sull’Auto Focus, perché lo vedo più un problema di capacità personale che un problema di settaggi, in questo campo la pratica è l’unica vera differenza che ci permette di ottenere ottimi risultati, più si scatta più si diventa un tutt’uno con la nostra attrezzatura più si fanno scatti a fuoco.

Un esempio:

Cinciarella – 1/250 – F8 – ISO4000 – Click in alta risoluzione

Chi non conosce la cinciarella questo uccellino è veramente elettrico sta fermo in un punto per pochissimi istanti, eppure questa fotografia è stata scattata con la 5d Mark II e il Tamron 150-600 (macchina non dotata di AUTO ISO).

3) Attrezzatura per l’ appostamento

L’attrezzatura necessaria per questo tipo di fotografia è sicuramente:

  1. Stivali;
  2. Telo in PVC;
  3. Teli/Reti mimetici;
  4. Capanno o Tenda;
  5. Beanbag/Ground Pod/Treppiede;
  6. Abbigliamento.

Gli stivali sono tassativi per muoversi in ambienti acquitrinosi, vi suggerisco di metterli sempre anche quando pensate di non passare in zone umide.

Il telo in pvc è fondamentale per rimanere asciutti va messo sotto al nostro appostamento e ci isola dall’acqua.

I teli e reti mimetiche a prescindere dal nostro appostamento servono per nasconderci e renderci meno visibili.

Rete mimetica poggiata su cespuglio

Capanno o tenda che sia sono necessari per garantirci quel minimo di confort e proteggerci dal meteo e dal sole e dagli insetti, unita alle reti e ai teli ci nasconde.

Telo in pvc con tenda popup ricoperta con teli mimetici.

Con l’espansione della fotografia naturalistica negli ultimi anni sono stati progettati e realizzati capanni per fotografare a filo della sponda della palude, sicuramente comodi e facili da montare.

Capanno Hokki v3 con Ghillie

Coprire il telo che mettiamo sotto all’appostamento e renderlo invisibile dall’alto ci garantisce che gli uccelli che arrivano in volo non vedono un elemento non naturale prima dell’atterraggio, pena un atterraggio distante dalla nostra postazione.

Il Beanbag è il sacchetto riempito con polistirolo per renderlo leggero che ci permette di avere un appoggio sicuro per la nostra attrezzatura. Il Ground Pod è un sistema che ci permette di avere la nostra Gimbal montata su un supporto che ci permette di avere il tutto a filo del terreno.

Obbiettivo su piccolo beanbag.

Ground Pod auto costruito con l’uso di una padella da cucina.

Per concludere sull’appostamento, considerate che specialmente quando si fotografa in palude in una zona aperta senza vegetazione vicino alla sponda, avere un appostamento per quanto possibile basso permette di non rendere la nostra postazione incoerente con l’ambiente naturale. Perciò sempre aggiungere qualcosa che ci rende coerenti con l’ambiente.

Alla fine il risultato porta ad avere soggetti che si avvicinano così tanto da non rendersi conto della nostra presenza.

Poi c’è il capanno per la fotografia di appostamento che ci permette di fotografare uccelli su posatoi, da utilizzare con treppiede, questo più è pesante, più è stabile e più è faticoso da portare….

Risultati dopo un pomeriggio passato nel capanno mobile a 60°C

4) Primo approccio e dove andare.

All’inizio non ero molto interessato a quale uccello avrei fotografato, neanche sapevo riconoscerli, poi piano piano ho cominciato a studiare, è chiaro che vivendo in città non ho molti posti dove poter andare, prima di tutto ho seguito i consigli che trovavo su chi si avvicinava all’osservazione dell’avifauna, ho perciò iniziato frequentare le oasi vicine. In particolare quelle dove ci sono punti di osservazione dedicati ai fotografi nella zona ovest del centro Italia, la prima direi che è l’oasi Lipu CHM di Ostia, penso che dal punto di vista fotografico il capanno Airone Rosso di quest’oasi è sicuramente quello che permette le fotografie più interessanti, per la mia conoscenza di oasi questo è l’unico vero capanno fotografico.

Alzavola – Lipu CHM di Ostia

Un’altra Oasi molto bella piu a nord è Oasi WWF Lago di Alviano, questa oasi permette di fotografare molte specie di uccelli ed è molto grande, facilmente raggiungibile dalla Roma Firenze

Picchio  muratore – Oasi WWF Lago di Alviano

Fino qui le cose erano semplici, le oasi, un posto dove si trova una situazione controllata, capanni costruiti e già organizzati, ma per poter avere alcuni risultati è necessario andare in natura o meglio dove gli animali si possono avvicinare e trovare specie non semplici da fotografare in Oasi.

Un’altra zona molto bella nella zona centrale d’Italia e quella presente nel basso Lazio in prossimità del parco Nazionale del Circeo, qui si possono trovare laghi, paludi e spiagge frequentate da molti uccelli, non è semplice avvicinarsi poiché alcune aree sono chiuse proprio per proteggere la fauna, perciò dopo qualche sopralluogo ho trovato un posto dove era possibile appostarsi in prossimità di una palude con acqua bassa e li ho incontrato il mio primo mignattaio.

Mignattaio – Fotografato con una macchina APS-C e un teleobbiettivo zoom 150-600 tempo 1/250 diaframma F6.3 ISO 5000

5) Ricerca dei posti dove trovare i soggetti;

Da qui ho iniziato a cercare zone paludose della mia regione dove lo studio il ciclo naturale di allagamento e essiccazione, legato anche alle migrazioni, mi ha permesso di fotografare tantissime specie di uccelli. Come cercare: il mio suggerimento è mediante google maps trovare le aere paludose o anche dove ci sono ristagni d’acqua. Fare sopralluoghi per verificare l’accessibilità e la presenza di uccelli, non ci sono chi sa quali segreti, importante è perlustrare e appostarsi dove ci sono gli habitat idonei alla sosta e alla nutrizione degli uccelli.

Combattente – Fotografato al bordo di una pozza nella campagna romana – Marzo 2022

Aggiungo un ultima nota, noi umani nella nostra evoluzione abbiamo utilizzato il territorio avvolte a sproposito, molto spesso sono proprio le zone che abbiamo deturpato e poi abbandonato che tornano ad essere punto di sosta delle specie che non ti aspetti, gli animali hanno imparato che stare alla larga dall’uomo permette una vita tranquilla.

6) PDR – punto di ripresa, prospettiva, composizione.

Ho aggiunto questo paragrafo perché penso sia molto legato al modo corretto di approcciarsi a questo genere fotografico. Fotografare avifauna è tra i generi fotografici più complicati, prima di tutto non possiamo ripetere la fotografia se non in casi molto particolari, molto spesso abbiamo una sola occasione di ritrarre il soggetto, non sappiamo quando questa occasione ci verrà concessa.

Se siete arrivati a leggere fino a questo punto, vi sarete resi conto che per ogni tipo di uccello ci sono appostamenti diversi, un limicolo ci vedrà sdraiati a terra, un passeraceo in un capanno su treppiede e così via, cosa significa, significa che nel riprendere gli uccelli è fondamentale il contatto visivo, cioè ci dobbiamo mettere in condizione che nella sua postura normale se un uccello ci guarda il piano del sensore della nostra macchina fotografica deve stare al suo stesso piano oculare, esempio:

Piro piro boschereccio – cammina controllando e cercando cibo

Questo Piro piro boschereccio camminava davanti la mia postazione mangiando e controllando cosa accadeva, è chiaro che non sempre avremo condizioni perfette, ma in questo caso è stato possibile inquadrarlo nella sua dimensione di vita, il PDR, la prospettiva, direi la composizione ottimale.

Lo stesso può essere per un passeraceo o uccello che si muove tra dei rami o nel canneto, esempio:

Cannareccione – Uccello migratore che si riproduce nei canneti

Anche in questo caso la postazione è stata creata in prossimità di un canneto, dove si sentiva cantare il Cannareccione, posizionato con il sole alle spalle e con una canna che se l’uccello si sarebbe posato era sufficientemente lontano dallo sfondo, così da avere il giusto sfocato, il Cannareccione che ha lo sguardo in camera con la luce calda del tramonto rende la fotografia interessante e equilibrata.

Marzaiola – Fotografata con una macchina APS-C e un teleobbiettivo zoom 150-600 tempo 1/640 diaframma F8 ISO 2000

Non sempre possiamo avere tutto perfetto, ma la cosa più importante è capire come cercare di creare le condizioni di ripresa, per avere una fotografia che sia quella che abbiamo nella nostra mente, lasciare al caso il PDR, la prospettiva, e la composizione è il modo per fare sì che le fotografie molto spesso siano scialbe e senza un emotivo coinvolgimento dell’osservatore. Aggiungerei un’ultima considerazione, la fotografia di avifauna è un mondo sconfinato per tanti motivi: i soggetti, sono tantissimi e non serve prendere un aereo e andare dall’altra parte del mondo, gli uccelli li abbiamo intorno a noi, una volta fotografati li possiamo sempre rincontrare in condizioni completamente diverse e ritrarli in modo completamente diverso, avremo una nuova esperienza e nuove emozioni, per ultimo la sorpresa, la fotografia di avifauna molto spesso ci regala soggetti inaspettati, che ripagano di tante uscite avare e rendono dipendenti e sempre curiosi.

Desidero concludere questa mia piccola guida con un pensiero.

La natura, gli uccelli, tutti gli animali sono i nostri protagonisti, li ritraiamo nel loro ambiente, è come se entriamo in casa loro, siamo degli ospiti, rispettiamo la loro dimora, approfittiamo della loro immensa bellezza, niente è più bello di tornare a casa avendo potuto godere di una giornata a contatto con la natura, facciamo in modo che il nostro passaggio sia il meno invasivo possibile.

                                                                                   Marco Venanzi

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